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venerdì 29 luglio 2016

BlackRock donne italiane 37% ottimista sul futuro finanziario

Il 37% delle donne italiane si dimostra ottimista sul futuro finanziario, superando le spagnole (34%), le francesi (28%) ma meno rispetto alla media europea (43%). In merito alla capacità di prendere decisioni nel medio lungo termine le italiane rappresentano il 33% verso il 41% della media europea mentre sulla propensione a decisioni di lungo termine, le italiane seguono la Francia (53%) con il 52% e a fronte di una media europea del 51%. Sono alcune delle evidenze dell’“Investor Pulse 2016” di BlackRock, ricerca che indaga le abitudini di risparmio ed investimento degli Italiani

Le preoccupazioni. Tra le principali vanno segnalate: l’andamento economico del paese (53% rispetto ad una media europea del 42%), le politiche fiscali e l’elevato costo della vita (51%). Spicca inoltre rispetto agli altri paesi esaminati, l’apprensione per la forte incidenza della volatilità dei mercati (16% rispetto al 10% della media europea).
Le priorità finanziarie. Su questo tema le donne italiane non si discostano dalle europee in merito al risparmio in generale e al risparmio/investimento per la pensione, che in media si attesta intorno al 32%, mentre si distinguono per l’educazione dei figli, dove occupano il secondo posto con il 27%, dopo le spagnole al 32%, e rispetto ad una media europea del 19%. L’Italia è anche il paese che mostra, sempre con la Spagna, una significativa propensione alla cura degli anziani (7% verso 5% di media europea).
Come si risparmia e si investe. Per quanto concerne la capacità di detenere sia risparmi sia investimenti, l’Italia insieme alla Svezia mostra una maggiore propensione della media europea (35%), rispettivamente con il 38% e il 58%.Le donne italiane si collocano invece ai vertici della classifica, distanziando la media europea di ben 16 punti percentuali (45% verso 29%), nell’esprimere interesse nella gestione dei loro investimenti. E sono sempre le italiane ad occupare il vertice della classifica europea per quanto riguarda la diversificazione del portafoglio, seppure il cash detenuto superi il 50%, laddove la media europea è pari al 70%, con punte massime nei Paesi Bassi (89%), seguiti da Belgio (77%) e Regno Unito (73%).
Il cash in portafoglio. Le italiane si collocano in una buona posizione, alle spalle delle spagnole, anche per ciò che riguarda il cash realmente detenuto rispetto a quello che idealmente sarebbe opportuno allocare. Infatti alla domanda “Qual è la percentuale ideale sul totale dei risparmi/investimenti che dovrebbe essere detenuta in cash?”, le italiane hanno risposto indicando un valore del 32%, che confrontato con quello realmente detenuto evidenzia una discrepanza di 21 punti, inferiore alla media europea (29 punti) e superata solo dalla Spagna con 19 punti.
La consulenza finanziaria. Se solo il 26% delle donne europee intervistate dichiara di aver condotto una revisione annuale del proprio patrimonio finanziario negli ultimi 12 mesi, le tedesche e le italiane appaiono più attente a questo aspetto, rispettivamente con il 35% e il 31%. Viceversa il 29% del totale delle intervistate italiane ha dichiarato di non aver avuto motivo per effettuare tale revisione. Italiane e spagnole si avvalgono frequentemente di un professionista finanziario per la gestione degli investimenti, risultando le europee che maggiormente usufruiscono di tali servizi (25% rispetto alla media europea del 19%). Per quanto riguarda le fonti di informazione in questo ambito, a livello europeo il principale interlocutore rimane la banca (42%), seguito da internet e famiglia ed amici (32%), valori ai quali le italiane sono mediamente allineate. Spicca invece una propensione da parte delle nostre connazionali nella raccolta di suggerimenti e consulenze presso le assicurazioni (13% verso 7% media europea).
L’investimento per la pensione. Se si guarda infine al tema delicato delle pensioni, le donne italiane accompagnate dalle spagnole si classificano ultime in Europa per quanto riguarda il risparmio destinato alla pensione (rispettivamente 40% e 43%), mentre le punte massime sono toccate da Svezia e Germania (69% e 68%). Conseguentemente, il 42% delle italiane non ripone fiducia nel raggiungere un reddito congruo per il periodo della pensione (la media europea è invece pari al 28%), con Spagna e Paesi Bassi che si attestano al 22%, seguiti dalla Germania al 21%. Tra le motivazioni c’è una scarsa comprensione su quanto destinare alla pensione e poca chiarezza sulla definizione dei piani pensionistici.
FONTEIl Sole24Ore
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Anticoagulanti (DOAC): SUD, accesso penalizzato a nuove terapie

Forte diseguaglianza nell’accesso alle nuove terapie anticoagulanti tra Nord (43,7%) e Sud (39,3%), e sottoutilizzo dei farmaci anticoagulanti orali
Scarsa consapevolezza della relazione tra fibrillazione atriale e ictus, forte diseguaglianza nell’accesso alle terapie che possono prevenirlo tra Nord (43,7%) e Sud (39,3%) Italia, e sottoutilizzo nazionale dei farmaci anticoagulanti orali più sicuri e maneggevoli, con un mancato risparmio di 230 milioni di euro l’anno per il SSN, a causa di tagli indiscriminati alla spesa sanitaria e ostacoli normativi, questo è quanto emerge dal più grande tavolo interdisciplinare mai realizzato in Italia, grazie al coordinamento del prof. Francesco Perticone Presidente della SIMI e il supporto di Daiichi Sankyo Europa.
SUD terapie anticoagulanti accesso penalizzato
Roma, 28 luglio 2016 – Scarsa percezione, anche nella classe medica, della relazione tra fibrillazione atriale e ictus; forte diseguaglianza nell’accesso alle terapie che possono prevenirlo tra Nord e Sud Italia, e sottoutilizzo dei farmaci anticoagulanti, più sicuri e maneggevoli, con un mancato risparmio di 230 milioni di euro l’anno per il SSN, a causa di poco oculata gestione della spesa sanitaria e ostacoli normativi; sono alcuni importanti aspetti che emergono da un documento di prossima pubblicazione, frutto dell’ultimo dibattito tra sedici esperti tra le più importanti società scientifiche, associazioni pazienti, enti regionali, esperti del settore e farmacoeconomisti, il più grande tavolo interdisciplinare sul tema, realizzato con il coordinamento del prof Francesco Perticone, PO di Medicina Interna presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro e Presidente della SIMI (Società Italiana di Medicina Interna) e grazie al contributo incondizionato di Daiichi Sankyo Europa, già promotrice del report europeo “Il futuro dell’Anticoagulazione”.
Nel nostro Paese, dei 200mila casi di ictus mediamente stimati ogni anno, circa 36mila sarebbero imputabili alla fibrillazione atriale, e si stima che nel corso della vita circa 1 persona su 3 affetta da FA vada incontro ad un ictus cerebrale. Nonostante le linee guida internazionali raccomandino l’utilizzo della terapia anticoagulante come prevenzione dell’ictus nei pazienti affetti da fibrillazione atriale, la percentuale dei soggetti a rischio di ictus nei quali questa viene prescritta è solo del 55%, ed ancora inferiore nei soggetti di età maggiore dei 75 anni. La gestione di questa patologia, per la sua elevata prevalenza nella popolazione anziana, per l’impatto che essa ha su morbilità e mortalità, nonché per le notevoli conseguenze socioeconomiche in relazione a cure, ricoveri ospedalieri e disabilità, assume grande rilevanza soprattutto nel contesto meridionale, dove si registra un forte trend di crescita dell’indice di vecchiaia (+ del 30%, rispetto al 5,2% del Nord-Ovest, al 7% del Centro e -1% del Nord-Est), e dove i piani di spending review inducono le Autorità Sanitarie a tagli sulla spesa corrente che quasi sempre penalizzano l’impiego dei nuovi farmaci, senza considerare il risparmio effettivo legato al loro impiego nel medio-lungo termine.
La disponibilità degli anticoagulanti orali diretti (DOAC), più maneggevoli e sicuri rispetto all’attuale profilassi terapeutica con gli antagonisti della vitamina K (AVK) come il warfarin, impatta significativamente sulla qualità di vita dei pazienti, e fornisce una risposta più efficace per la prevenzione dell’ictus, quantificabile in circa 11.000 casi evitabili all’anno, che corrisponderebbero a un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale di circa 230 milioni di euro l’anno, poiché se è vero che essi hanno costi iniziali più elevati (prezzo ex-factory di circa 66 euro mensili contro i poco più di 1 del warfarin), il loro utilizzo eviterebbe i costi diretti di ospedalizzazioni e cure a seguito di ictus acuti, e quelli indiretti dei numerosi monitoraggi e follow-up, richiesti dall’attuale standard terapeutico.
Le difficoltà di accesso alle cure. La prescrizione dei DOAC stenta però a decollare, per diversi ordini di ragioni che spaziano dalla mancata informazione ed educazione che tocca persino la classe medica, a meccanismi di natura economica e normativa: la falsa percezione che l’acido acetilsalicilico sia efficace, meno pericoloso e meno costoso degli anticoagulanti; la scarsa conoscenza e confidenza con «farmaci nuovi» che spinge a prediligere la prescrizione dei «vecchi anticoagulanti» come il warfarin; il complicato accesso alla nuova classe di farmaci, a causa dei tortuosi percorsi che il paziente deve affrontare per accedere alla terapia e alla complessa compilazione online dei piani terapeutici AIFA per la rimborsabilità, che spesso viene vissuto dai clinici come un vero e proprio deterrente alla prescrizione e ne scoraggia l’impiego appropriato su fasce di pazienti più ampie; la limitata autorizzazione alla prescrizione riservata solo ad alcune categorie di medici e specialisti, con l’aggiunta di ulteriori limitazioni nelle singole regioni e ASL, soprattutto meridionali, che hanno recepito le disposizioni AIFA in maniera difforme.
Il Sud fanalino di coda nelle cure per la fibrillazione atriale. Nel meridione sono circa 170 mila i pazienti ad alto rischio che non ricevono la prescrizione di una cura adeguata, pari a circa un caso su due. Al Nord e al Centro Italia, invece, i malati ricevono la terapia più adatta nel 60% dei casi e la maggioranza la segue per il tempo necessario e senza fare errori: l’aderenza alle cure arriva al 78% al Nord e al Centro, mentre si ferma al 60% al Sud dove i pazienti, rispetto al resto d’Italia, ricevono meno anticoagulanti orali e più antipiastrinici (fino a un terzo dei casi), che risultano assolutamente inefficaci a prevenire le complicanze di questa aritmia.
La quota dei pazienti trattati risulta fortemente difforme sia tra le varie regioni italiane, con un valore massimo del 52,5% in Veneto, ed uno minimo del 22,9% in Sicilia, sia all’interno di una stessa regione, come nel caso della Campania, che mostra una forte variabilità fra le varie ASL e i diversi distretti. A livello di ASL si passa dall’11,0% (Sicilia) al 62,5% (Friuli Venezia Giulia). Le Regioni meridionali hanno un tasso di trattamento del 39,3%, inferiore di 4,4 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Anche il ricorso ai DOAC risulta fortemente difforme, pur essendosi quadruplicato fra il 2014 (9,3%) e il 2015 (36,4%). Il problema più significativo rimane però la profilassi dei pazienti a maggior rischio di ictus. I livelli sono ancora lontani dai target ottimali, con una media nazionale giunta al 43,7%, ma ferma al 39,3% nelle Regioni meridionali, dove rimangono sotto il 40% 4 Regioni su 8. Rispetto al 2014, si osserva una netta crescita della copertura ma non una riduzione significativa della variabilità regionale, che rimane molto elevata, con quasi 30 punti percentuali di differenza fra la regione con la maggiore e quella con la minore quota di trattati: rimangono quindi problemi di accesso rilevanti in determinate aree geografiche.
Le azioni necessarie. La rimozione di queste barriere, insieme ad un’efficace azione di sensibilizzazione sulla reale portata epidemiologica e prognostica della FA, può comportare un significativo risparmio per i Sistemi Sanitari Regionali. Infatti risulta chiara ancora la scarsa consapevolezza, di gran parte dei pazienti e di alcuni medici, dell’elevato rischio di ictus connesso alla FA e la sottodiagnosi della patologia dovuta anche alle caratteristiche di questa aritmia, che può essere asintomatica, soprattutto negli anziani. Il documento prodotto dal tavolo interdisciplinare, oltre ad una puntuale analisi dello stato dell’arte dell’anticoagulazione in Italia, propone alcune azioni specifiche per migliorare la gestione del paziente con FA, da attuare soprattutto nelle regioni meridionali: campagne di screening mirate alla sensibilizzazione della popolazione; definizione di percorsi formativi per potenziare l’appropriatezza terapeutica, eliminando il gap di conoscenza e informazione tra prescrittori autorizzati e Medici di medicina generale ; sviluppo di modelli di reti hub-spoke delle stroke unit; definizione di Nuovi Modelli gestionali per il follow-up dei pazienti in terapia anticoagulante che passano da VKA a DOAC; coinvolgimento dei cittadini e delle Associazioni Pazienti e, infine, una regia nazionale che dia indicazioni precise e omogenee su tutto il territorio nazionale, per evitare che l’eccessiva frammentazione in specifiche direttive a livello regionale incida negativamente sul tema dell’equità di accesso alle cure e sull’appropriatezza terapeutica. “La prima necessità è quella di garantire, a tutti i pazienti italiani, quell’uguaglianza nell’accesso alle cure e soprattutto alle nuove terapie, che oggi di fatto ancora non c’è. Ci siamo riuniti per dare il nostro contributo a questo obiettivo ambizioso ma possibile, e auspico che il nostro tavolo multidisciplinare resti attivo fino al raggiungimento di una piena uniformità, sia tra nord e sud, che all’interno delle singole regioni, dove le indicazioni terapeutiche spesso sono difformi nelle varie Asl e distretti” ha spiegato il coordinatore di questa iniziativa, Francesco Perticone, PO di Medicina Interna presso l’Università di Magna Grecia di Catanzaro e Presidente della SIMI, ” Poiché, solo quando il trattamento dei pazienti sarà uniforme in tutta Italia, si potranno utilizzare nel modo migliore le risorse e garantire una reale appropriatezza terapeutica. E ciò sarà di beneficio non solo alla qualità di vita dei pazienti ma anche all’intero sistema sanitario nazionale, che potrà contare su un cospicuo risparmio sui costi gestionali”.
Contatti
Daiichi Sankyo
Elisa Porchetti
Tel.+39 0685255-202
elisa.porchetti@daiichi-sankyo.it
Valeria Carbone Basile
Tel: +39 339 1704748
valeria.carbonebasile@gmail.com
Daiichi Sankyo
Daiichi Sankyo è un Gruppo farmaceutico attivamente impegnato nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di farmaci innovativi con la mission di colmare i diversi bisogni di cura ancora non soddisfatti dei pazienti, sia nei mercati industrializzati che in quelli emergenti. Con più di 100 anni di esperienza scientifica e una presenza in più di 20 Paesi, Daiichi Sankyo e i suoi 16,000 dipendenti in tutto il mondo, contano su una ricca eredità di innovazione e una robusta linea di farmaci promettenti per aiutare le persone. Oltre a mantenere il suo robusto portafoglio di farmaci per il trattamento dell’ipertensione e dei disordini trombotici, e con la Vision del Gruppo al 2025 di diventare una “Global Pharma Innovator con vantaggi competitivi in area oncologica“, le attività di ricerca e sviluppo di Daiichi Sankyo sono focalizzate alla creazione di nuove terapie per l’oncologia e l’immuno-oncologia, con un ulteriore focus su nuove frontiere quali la gestione del dolore, le malattie neurodegenerative e cardiometaboliche, e altre patologie rare.

giovedì 28 luglio 2016

Black Rock donne italiane si avvalgono maggiormente dei consulenti finanziari

Le donne italiane sono quelle che si avvalgono maggiormente dei consulenti finanziari rispetto alle investitrici europei. A confermarlo è la quarta edizione dell’”Investor Pulse” di BlackRock che ha indagato le abitudini di risparmio ed investimento degli italiani, con un focus dedicato alle donne.


Le donne italiane, in particolare, hanno dimostrato di essere più attente (31%) alla revisione del portafoglio rispetto alle cugine europee (26%). Italiane e spagnole sono anche le due nazionalità di donne che si avvalgono frequentemente di un professionista finanziario per la gestione degli investimenti, risultando le europee che maggiormente usufruiscono di tali servizi (25% rispetto alla media europea del 19%).
Dall’indagine emerge che rispetto alla media europea del 43%, il 37% delle donne italiane è ottimista sul proprio futuro finanziario. Il 33% ritiene di essere in grado di prendere decisioni nel medio lungo termine e in materia di investimenti a lungo termine, le italiane seguono la Francia rispettivamente con il 52% ed il 53% rispetto ad una media europea del 51%.
Ma quali sono le principali preoccupazioni finanziarie delle italiane?
Dallo studio si evidenzia: l’andamento economico del paese (53% rispetto ad una media europea del 42%), le politiche fiscali e l’elevato costo della vita (51%). Ma anche la volatilità dei mercati (16% rispetto al 10% della media europea).
Per quanto concerne la capacità di detenere sia risparmi sia investimenti, l’Italia insieme alla Svezia mostra una maggiore propensione della media europea (35%), rispettivamente con il 38% e il 58%. Le donne italiane si collocano invece ai vertici della classifica, distanziando la media europea di ben 16 punti percentuali (45% verso 29%), nell’esprimere interesse nella gestione dei loro investimenti. E sono sempre le italiane ad occupare il vertice della classifica europea per quanto riguarda la diversificazione del portafoglio, seppure il cash detenuto superi il 50%, laddove la media europea è pari al 70%, con punte massime nei Paesi Bassi (89%), seguiti da Belgio (77%) e Regno Unito (73%).
E’ un tema delicato e caldo resta quello della previdenza. Le donne italiane si classificano ultime in Europa per quanto riguarda il risparmio destinato alla pensione (40%), e circa il 42% delle italiane non ripone fiducia nel raggiungere un reddito congruo per il periodo della pensione (la media europea è invece pari al 28%). A motivare queste risposte vi è l’incertezza e la scarsa comprensione su quanto destinare alla pensione e poca chiarezza sulla definizione dei piani pensionistici.

martedì 26 luglio 2016

Stefano Toma giornalista: Il turismo è tornato alla grande. E il resto?

Stefano Toma giornalista, iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, commenta sulla rubrica “Dillo al Mattino” alcuni aspetti di cronaca locale – su Napoli e la Campania- per sensibilizzare tutti i concittadini: “… lo stragrande numero di turisti che arrivano a Napoli sostano per uno o più giorni. Ricordo che fino a non pochi anni fa, sia Capodichino sia piazza Garibaldi, sia il Beverello erano trampolino di lancio per la Penisola sorrentina o per le isole del Golfo. Ora, per fortuna, arrivano e ci rimangono Siamo cioè davanti a un fenomeno di turismo consapevole e desideroso di conoscere i luoghi e la loro storia”.


Gentile direttore sono Stefano Maria Toma.
Con l’inizio dell’estate noi napoletani ci troviamo, non so se spesso o di rado, a convivere con notizie che su alternano, buone e cattive. Le prime appartengono allo stragrande numero di turisti che arrivano a Napoli, e – questa è la novità – vi sostano per uno o più giorni. Ricordo che fino a non pochi anni fa, sia Capodichino sia piazza Garibaldi, sia il Beverello erano trampolino di lancio per la Penisola sorrentina o per le isole del Golfo. Ora, per fortuna, arrivano e ci rimangono Siamo cioè davanti a un fenomeno di turismo consapevole e desideroso di conoscere i luoghi e la loro storia.
Ho letto da qualche parte che sotto i fianchi della più grande nave da crociera del mondo, ancorata nel porto, con 5 mila passeggeri, erano in sosta solo tre pullman per condurre i crocieristi nei dintorni, cioè poco più di un centinaio, mentre tutti gli altri hanno preferito scendere e inoltrarsi tra le strade e le piazze della città.
Ma – e questo è l’altro risvolto dell’inizio estivo – il turismo è importante ma non basta. Occorre insistere sui nuovi investimenti strutturali e infrastrutturali partendo da Bagnoli, passando per l’ammodernamento del porto e la costruzione l’Alta Velocità per Bari e finendo a Napoli Est. Lo so, sono cose dette e ridette fino alla nausea. Eppure, durante la pausa estiva occorre che i responsabili della nostra politica economica, a Roma a Napoli, scrivano sulla propria agenda che la città non può più attendere.
Per fortuna, le ultime notizie sulla ripresa occupazionale nel Sud stanno offrendo in questi giorni un promettente esordio augurale.
FonteILMattino.it

lunedì 25 luglio 2016

Andrea Infusino Group @ Peperoncino Jazz 2016

Martedì sera alle ore 21:30, presso il Chiosco del Municipio a Taverna (CZ), nell'ambito della rassegna jazzistica Peperoncino Jazz 2016, si esibirà in concerto l'Andrea Infusino Group.
Grazie al prezioso supporto del Peperoncino Jazz, stimata e affermata rassegna culturale di Musica Jazz consolidatasi ormai nel territorio calabrese, che vede ogni anno ospiti di caratura internazionale quali Robben Ford, John Patitucci, Kenny Barron, Kurt Rosenwinkel, Kurt Elling, Roberto Gatto e tanti altri, Andrea Infusino Group si esibirà in un concerto jazz proponendosi al pubblico catanzarese di Taverna, nello sfondo del Chiosco del Municipio.
Andrea Infusino Group nasce nel 2014 come progetto che propone jazz moderno e originale. Il sound dei brani e del gruppo si rifà alle esperienze accademiche e concertistiche con chiari riferimenti al bebop, all’hard bop e al jazz modale. Nel format sono presenti riferimenti e citazioni ai colossi del jazz come John Coltrane, Joe Henderson, Wes Montgomery, Jimmy Smith recuperandone l’eredità in un progetto musicale fresco e innovativo che coniuga il glorioso passato del jazz con l’innovazione e la modernità.
I componenti del gruppo, attivi e stimati musicisti calabresi, sono: Andrea Infusino chitarra, Danilo Guido sax e clarinetto, Fabio Guagliardi organo hammond e Manolito Cortese batteria e percussioni.
La serata ha in programma l'esecuzione di brani originali scritti da Andrea Infusino e riarrangiati per il quartetto con organo hammond, conferendo calore e profondità sonora al gruppo che valorizzeranno, con memoria della collaborazione Wes Montgomery-Jimmy Smith, le note della chitarra e del sax, nonchè il ritmo della batteria. Non mancheranno le citazioni alla tradizione e ai capisaldi del jazz, eseguendo brani standard come i grandi successi del mainstream. Caravan, Work Song o But not for me, sono solo alcuni dei brani che tributano il collegamento con la tradizione, che si fonde nelle sonorità originali e si esprimerà durante tutta la serata.
Per maggiori informazioni:
Twitter @infusinomusic
Instagram: andreainfusino
Web: http://andreainfusino.com/infusinomusic
 Peperoncino Jazz: http://www.peperoncinojazzfestival.com

sabato 23 luglio 2016

Come arredare una casa di montagna?

Credo che una delle cose che danno più soddisfazioni sia quella di arredare una casa di montagna. Il legno, i colori caldi, le stoffe con motivi alpini danno subito un’idea di accoglienza e calore.
Anche in questo caso – come per le case di città – è meglio iniziare stabilendo un colore base che verrà ripreso nei vari locali. Di solito il rosso - quadrettato e non -  è quello più usato, ma sono molto belli anche i marroni, i gialli ocra, i verdi scuri e i bordeaux.
Stabilito il colore che più ci piace, partiremo alla ricerca di stoffe per fare le tende e i divani : quindi righe o quadratini o fiori, ma l’importante è non fare tutto l’arredamento con la stessa stoffa. Mi spiego: se faremo le tende del salotto a fiori, il divano sarà a righe e i piccoli cuscini uno a fiori come le tende e l’altro a righe come il divano, oppure a tinta unita. L’importante infatti non è il disegno, ma il colore che deve essere tutto simile, anche se in varie sfumature.
Anche i tappeti, in montagna, dovranno preferibilmente essere di pelle di mucca o di pecora in modo da non contrastare con il resto dell’arredamento. La moquette non si usa più, quindi se non vogliamo mettere tappeti meglio optare per un bel pavimento di cotto o di assi di legno chiaro.
I letti a baldacchino danno immediatamente una sensazione di “rifugio” soprattutto se hanno il rivestimento a fiori, ma si possono anche mettere  letti “normali” purché con la testata in ferro battuto. Le testate imbottite fanno solo polvere e mal si adattano allo stile di montagna.
Il caminetto, ovvio, non può mancare, ma se manca si può ovviare comprando solo la cornice e mettendola al muro con dentro dei finti ciocchi di legno; l’importante non è poterlo accendere, ma vederlo, in qualsiasi stanza vogliamo metterlo.
Un’idea carina per l’inverno è quella per esempio di comprare delle coperte di finto pelo da buttare sui divani e sui letti: fanno subito “casa” e possono restare anche in estate, perché in montagna di sera fa fresco.
Per le pareti possiamo scegliere decorazioni murali che richiamino la natura facendo sempre attenzione agli abbinamenti di colori, deve essere sempre tutto in armonia.
La cucina infine è il locale dove più possiamo sbizzarrirci: pentole di rame appese alle pareti, fiori secchi, tavolo in legno dove mangiare tutti insieme,  mestoli e attrezzi vari in bella vista, fruttiere , tendine alle finestre; e poi ovviamente tutta quella serie di oggetti che vanno dal tagliere al tostapane, dalle tazze al contaminuti dovranno essere rigorosamente tutti dello stesso colore per creare omogeneità.

Non dimentichiamoci della porta di entrata: una bella ghirlanda appesa fuori (se ne trovano di bellissime nei negozi di articoli per la casa) farà la funzione di benvenuto per chiunque.

venerdì 22 luglio 2016

QUERCUS e SWISS LIFE ASSET MANAGERS annunciano l’acquisizione di due impianti fotovoltaici in Italia con una potenza installata complessiva di c. 7.3MW.


Quercus Assets Selection e Swiss Life Asset Managers annunciano la riuscita acquisizione di due impianti solari fotovoltaici in Molise con una capacità installata di 6.5MW e 0.77MW.

La transazione è stata condotta e completata da Azienda Solare Italiana S.p.A. (“ASI”), precedentemente conosciuta come Antin Solar Investment, che Quercus e Swiss Life Asset Managers avevano acquisito nell’Aprile del 2016 in una joint-venture paritaria. Con l’aggiunta di questi asset il portafoglio di ASI ora consiste di undici impianti per un totale di 84.4 MW e una produzione annuale di 140 GWh.

Umberto Tamburrino, Amministratore Delegato di ASI, ha commentato: “Come promesso al momento dell’acquisizione da parte di Quercus e Swiss Life Asset Managers, stiamo riprendendo a costruire il nostro track-record segnato dall’acquisizione di impianti fotovoltaici di alta qualità.  Questa transazione è una conferma del nostro obbiettivo di diventare uno dei principali consolidatori del mercato fotovoltaico italiano”.

Diego Biasi, Amministratore Delegato e co-fondatore di Quercus, ha spiegato: “Questa acquisizione dimostra il nostro impegno e la nostra capacità di mettere in atto la nostra strategia di investimento attraverso operazioni di diverse dimensioni, all’interno di un mercato italiano che continua a presentare opportunità significative”.

Constantin Dogos, Membro del Board di ASI e Direttore del team investimenti infrastrutturali di Swiss Life Asset Managers, ha commentato: “Con questa acquisizione aggiuntiva rimaniamo coerenti con la nostra strategia d’investimento per ASI, e continueremo a supportare opportunità simili in futuro”.

Gli advisor di ASI su questa transazione sono Hogan Lovells, EOS e Deloitte, che hanno supportato la società dal punto di vista legale, tecnico e fiscale, rispettivamente. L’advisor legale del venditore è Gattai, Minoli, Agostinelli, Partners.

Quercus
Quercus Assets Selection S.ar.l. è il general partner della SICAV-SIF Quercus Assets Selection S.C.A. che è regolamentata dal CSSF in Lussemburgo. I membri del team vantano significative esperienze nei settori delle infrastrutture, degli investimenti tradizionali e alternativi, in importanti società di costruzione e in primari studi legali specializzati in investimenti nelle energie rinnovabili.
Quercus si avvale inoltre di un valido network di professionisti esterni di alto standing con competenze specifiche nei settori di riferimento.

Tale struttura garantisce un alto grado di flessibilità che ben si adatta alle ambizioni del fondo di costruire un portafoglio di progetti differenziati per tecnologia e geografia. La capacità di creare gruppi di lavoro ad-hoc consente inoltre di ottenere livelli di competenze specifiche, difficilmente presenti in un’unica organizzazione.

Swiss Life Asset Managers
Swiss Life Asset Managers vanta oltre 150 anni di esperienza nella gestione degli asset del gruppo Swiss Life. Queste origini assicurative hanno avuto un’influenza essenziale sulla filosofia d’investimento di Swiss Life Asset Managers, che è governata da principi quali la preservazione di valore, la creazione di una performance stabile e sostenibile, e un approccio al rischio altamente responsabile. Swiss Life Asset Managers offre questo approccio comprovato anche ad altri investitori in Svizzera, Francia, Germania e Lussemburgo.

Al 31 dicembre 2015 gli assets in gestione di clienti terzi ammontano a EUR 35.7 miliardi che, combinati con gli asset assicurativi di Swiss Life Group, portano gli asset in gestione totali di Swiss Life Asset Maagers a EUR 170.5 miliardi.

Swiss Life Asset Managers è il principale gestore immobiliare in Europa. Dei 170.5 miliardi in gestione, 35.8 sono investiti in immobiliare. Inoltre, Swiss Life Asset Managers è amministratore di EUR 26.4 miliardi di immobili attraverso le sue società controllate Livit e Corpus Sireo. Il totale degli asset immobiliari gestiti e amministrati alla fine del 2015 è quindi di EUR 62.2 miliardi.

Swiss Life Asset Managers ha circa 1'400 impiegati in tutta Europa.

Per ulteriori informazioni: www.quercus-partners.com e www.swisslife-am.com

mercoledì 20 luglio 2016

Impresa Hotel: un blog al servizio degli albergatori

Fas Italia, leader nazionale nel settore delle forniture alberghiere, promuove il blog Impresahotel.it, uno spazio virtuale dedicato a chi opera nel settore ricettivo. Suggerimenti, consigli e idee per una gestione vincente della propria struttura.

Blog Impresa Hotal Firenze, 20 luglio 2016 – Fas Italia presenta Impresa Hotel, il blog dedicato a chi dell'ospitalità alberghiera ha fatto non solo la propria professione, ma anche una vera e propria vocazione. La piattaforma, consultabile online all'indirizzo www.impresahotel.it, è promossa e gestita dalla celebre azienda fiorentina, leader in Italia nel mercato delle forniture alberghiere.

Il blog nasce con l'intento di fornire a tutti gli imprenditori del ramo alberghiero un valido supporto nella gestione della propria attività, offrendo un ampio repertorio di idee, consigli e suggerimenti pratici per tutti coloro che desiderano erogare un servizio di qualità e, soprattutto, sempre al passo con i tempi.

Al giorno d'oggi, in un'epoca dominata dalla connettività e dal passaparola digitale, risulta indispensabile, per chi gestisce una struttura ricettiva, riuscire a soddisfare la domanda di ospitalità da parte di una clientela sempre più esigente, informata e consapevole. Da questo punto di vista, quindi, è di grande utilità poter beneficiare di una vera e propria guida online indirizzata a tutti coloro che sono interessati a offrire ai propri ospiti un servizio in grado di raggiungere i più elevati standard qualitativi: ed è esattamente questo ciò che Impresa Hotel punta a diventare.

Attraverso una navigazione molto articolata e profonda, ma al tempo stesso di facile consultazione, il blog presenta una divisione tematica dei propri contenuti. Arredamento, pulizie in albergo, gestione del servizio di prima colazione, corsi di aggiornamento, prodotti, ristorazione, sono solo alcune delle aree all'interno delle quali è possibile trovare una miriade di post e articoli che hanno lo scopo di aiutare gli albergatori a gestire in modo ottimale la propria attività ricettiva. Comunicare il proprio know how a chi dell'ospitalità ha fatto la propria ragione di vita, del resto, è il modo migliore per stabilire un network professionale fatto di aggiornamenti, scambio di conoscenze e competenze, collaborazione e partnership.

Fas Italia, naturalmente, con Impresa Hotel offre anche l'opportunità di conoscere nel dettaglio i propri prodotti e servizi, soluzioni all'avanguardia nel ramo delle forniture alberghiere. I professionisti del settore, da questo punto di vista, potranno trovare approfondimenti utili sulle linee di cortesia, sui complementi di arredo, sui prodotti per la ristorazione e su tutti gli altri articoli che portano la firma dell'azienda fiorentina.

Con tali premesse, Impresa Hotel non è altro che l'ennesimo esempio pratico e concreto di come Fas Italia voglia porsi costantemente l'obiettivo di essere sempre dalla parte degli albergatori, offrendo consulenza specialistica e avanzata su tutto ciò che ruota intorno alla gestione di una struttura ricettiva. Una panoramica a 360° sul mondo degli alberghi e del bed & breakfast, una guida sicura e affidabile finalizzata all'ottimizzazione della gestione e delle risorse.

martedì 19 luglio 2016

Andrea Infusino col Velia Ricciardi quartet 23 luglio 2016 al Ritamadre di Praia a Mare

Sabato sera, 23 luglio 2016 a partire dalle ore 23, si terrà presso il Ritamadre Jazz Club di Praia a Mare, il concerto jazz del gruppo Velia Ricciardi quartet con Andrea Infusino alla chitarra, Pino Delfino basso/contrabbasso e Tonino Labate batteria.
Velia Ricciardi, che vanta numerose collaborazioni artistiche e un solido background musicale come docente e performers in formazioni jazz e sperimentali, sarà accompagnata dalla sezione ritmica con Pino Delfino, stimato e affermato contrabbassista di Reggio Calabria e Tonino Labate, che vanta collaborazioni di livello e di qualità in ambito nazionale. La collaborazione continua ormai nella stagione estiva del 2016 annovera numerosi appuntamenti sia sulla costa ionica che tirrenica della Calabria.
Il gruppo proporrà, grazie al supporto armonico di Andrea Infusino alle chitarre, un repertorio ispirato alla musica jazz con riferimenti musica brasiliana, incentrato sui ritmi della Bossa Nova, passando attraverso contaminazioni jazzistiche, più o meno innestate nei brani dei grandi compositori di questa musica come Antonio Carlos Jobim o Chico Buarque. Il repertorio si basa su una selezione di brani Jazz, di carattere e qualità: dalle sonorità spigolose e sorprendenti di Thelonious Monk ai classici del bebop di Charlie Parker o alla fresca modernità di Horace Silver, con brani indimenticabili dei rispettivi autori quali Well you needn't, Confirmation e Song for my father. Grazie alla coesione del gruppo e alle doti individuali del gruppo, il repertorio offrirà uno spettacolo musicale unico.
La location, il Ritamadre Jazz Club di Praia a Mare, sorge vicino l'omonimo e conosciuto Hotel Branca sul corso principale di Praia a Mare. Meta di numerosi turisti e location affollata da musicofili e visitatori, la serata si contestualizza in una piazza musicale portata avanti dall'apporto prezioso e competente del M° Umberto Napolitano, che cura da anni progetti e programmazioni musicali di qualità nel comprensorio di Praia a Mare e in tutta la Calabria.
 

 

L’hard-top trasformabile in prendisole è realizzato da OPAC



Opac, azienda all’avanguardia nella progettazione e realizzazione di coperture per scafi e per yacht, fornitrice dei più prestigiosi cantieri del mondo, propone una innovativa copertura hard-top interamente modulabile a seconda delle esigenze del costruttore o dell’armatore.

Grazie all’utilizzo di funzionali lamelle di alluminio e alla particolare sezione della struttura, l’intera area coperta dall’hard-top può essere efficacemente utilizzata. La robustezza della struttura consente infatti di disporre di una superficie sufficientemente rigida per essere fruibile: a tettuccio chiuso, tramite l’installazione di apposite cuscinerie, l’intera sezione si può trasformare in una grande area relax o prendisole. Per ogni progetto sarà definito l’esatto carico massimo di peso che l’area può sopportare.

La capote può essere suddivisa in più settori dal numero variabile di lamelle ed è progettata per essere adattata ai più differenti disegni stilistici e forme di coperta. È installabile infatti indifferentemente su qualsiasi tipologia di yacht, sia “open” sia “flying-bridge”.

La modalità di apertura dell’hard-top dipende dal numero di lamelle che compongono la struttura: fino a 12 la movimentazione può essere gestita elettricamente, mentre per superfici più estese, per via delle forze in gioco, è consigliato l’azionamento tramite impianto idraulico. I pannelli, durante il movimento, sono collegati fra loro e si muovono simultaneamente in sincronia.
Nell’ambiente sottostante al tettuccio, l’innovativa soluzione permette inoltre di regolare la luce che filtra sottocoperta in base all’apertura e al posizionamento delle lamelle. La differente inclinazione delle lamelle consente infatti di catturare la quantità di luce desiderata.

Il posizionamento dei pannelli stessi permette inoltre di favorire il ricircolo d’aria nella zona sottostante con la possibilità per i passeggeri di godere di una piacevole sensazione “en plein air”.

Grazie alla sua esperienza trentennale nel campo delle capote, Opac mette al servizio del comfort di bordo la sua creatività tecnica e spirito di innovazione.



 
 

lunedì 18 luglio 2016

Black Rock: in Europa punta su asset immobiliari da riqualificare

Focus su un’Europa a bassa crescita e nel settore value added. Per estrarre valore da asset immobiliari da riqualificare. È la strategia del colosso americano Blackrock nel segmento real estate, nel quale vanta un portafoglio europeo da sette miliardi di dollari. Con una predilezione per il Nord del Vecchio continente, anche se con un occhio sull’Italia.
Black Rock Headquarter_480
Secondo i bene informati, nel nostro Paese il gruppo sta guardando svariati asset in cerca dell’occasione giusta per fare l’ingresso nel mercato immobiliare, con un focus particolare su Milano. Sarà la paura che si è diffusa in Gran Bretagna, dove la scorsa settimana sono stati sospesi fondi immobiliari – da Stabdard Life ad Aviva passando per M&G ed Henderson – per un controvalore di 14,8 miliardi di sterline, a fare cambiare la strategia al colosso Usa? Per adesso la società non commenta.
«Il real estate sta assumendo sempre più importanza nei portafogli degli investitori – dice a Casa24Plus Tom Lee, a capo del real estate Emea del gruppo –. In un contesto di tassi molto bassi come quello che stiamo vivendo è estremamente difficile trovare un rendimento interessante. I portafogli storici focalizzati su azionario e obbligazionario devono fare i conti con ritorni poco allettanti. Tutte le classi di investimento alternative, invece, stanno diventando sempre più importanti. E il real estate è una di queste». Un fenomeno globale, come tiene a sottolineare Lee.
Quale strategia Blackrock ha adottato quindi nei diversi Paesi europei? «In Europa abbiamo contesto di bassa crescita e bassi tassi di interesse, ma gli investitori cercano ancora rendimenti interessanti – dice ancora Lee –. Ci troviamo di fronte anche a una forte scarsità di progetti di sviluppo immobiliare, a eccezione di Londra. Ci stiamo quindi focalizzando su asset da riqualificare e riposizionare sul mercato e che richiedono di applicare una gestione attiva». I trophy asset a basso rendimento non fanno al caso del colosso Usa.
In generale Blackrock predilige i Paesi nei quali ha scelto di avere una posizione locale, come nel Regno Unito, in Germania, Francia Paesi nordici quali la Danimarca. «In Italia, dove siamo molto attivi, stiamo ancora cercando asset adeguati alla nostra strategia, ma siamo molto selettivi – spiega ancora l’intervistato –. Guardiamo soprattutto città dove siano presenti driver economici e immobiliari. Pensiamo quindi in primis a Milano, città sulla quale puntiamo pur non avendo ancora un team in loco. Mi spiace dirlo ma l’Italia non è il nostro focus principale. Preferiamo puntare su mercati più liquidi e trasparenti».
Blackrock valuta singole occasioni e città per città, non basa la propria strategia su confronti tra Paesi. «Per noi si tratta – dice ancora Lee – di trovare l’opportunità giusta per poi sviluppare valore».
Sul fronte del portafoglio, la fetta più consistente a livello europeo è nel Regno Unito – dove non è ancora deciso come cambierà la strategia dopo Brexit – ma la scelta ora si dirige soprattutto su segmenti di investimento di nicchia che abbiano grandi opportunità di sviluppo come quello degli alloggi per studenti. In questo contesto scegliamo accuratamente la location. «Si tratta di un trend in crescita, anche per via della domanda in arrivo da un continente in fermento come quello asiatico. Il settore offre rendimenti decisamente più elevati del residenziale». Altro settore in cui il gruppo è presente è quello delle cliniche private (health care), ma interessante è anche il segmento delle residenze per anziani («nel quale va però risolto il nodo della gestione»). Uffici e retail restano asset class molto importanti, ma cresce l’importanza di industriale e logistica in relazione agli sviluppi dell’e-commerce: «Un trend che richiede un importante lavoro su magazzini e punti di consegna», conclude Lee.
Intanto il gruppo ha messo a segno una delle vendite più consistenti dell’anno, cedendo a Qatar Investment Authority una torre di uffici a Singapore per 2,5 miliardi di dollari. Anche a Londra Blackrock ha venduto alcuni asset nel segmento uffici, in un panorama di contrazione delle operazioni che ha caratterizzato il Paese pre-Brexit e che potrebbe diventare la norma nel corso dei prossimi mesi vista l’incertezza che aleggia sul futuro del Regno Unito al di fuori dell’Unione europea.
FONTE: Il Sole 24Ore

sabato 16 luglio 2016

BlackRock Luca Giorgi: Italiani ancora troppo "liquidi" nel loro portafoglio

Secondo un'indagine di BlackRock, 'Global investor pulse', sono i Millenials, le generazioni nate tra l'’80 e il 2000, a riservare più sorprese: hanno una maggiore propensione al rischio e investono in strumenti alternativi.

Sempre molto liquidi nel loro portafoglio, affezionati alle obbligazioni, gli italiani si scoprono oggi un po’ più fiduciosi del 2014 su un ritorno dei loro investimenti ma fanno ancora fatica a trovare le soluzioni migliori per i loro risparmi. Anche quest’anno il colosso dell’asset management BlackRock, ci consegna una ricerca che analizza il comportamento degli investitori con qualche sorpresa.

Luca Giorgi Direttore Commerciale BlackRock Italia e Grecia: “Dalla ricerca emerge chiaramente che il profilo dell’italiano medio, è un profilo molto conservativo. Alla domanda qual è la percentuale di liquidità che detiene i portafogli, arriviamo ad un numero intorno al 50%. Sicuramente è un numero importante, l’italiano si rende conto che in realtà forse è anche troppo. In realtà quando chiediamo quale secondo te dovrebbe essere questo numero, in realtà è un numero intorno al 30%, quindi capisce che comunque sta investendo troppo in liquidità, ma è anche vero che ha poche soluzioni. Infatti se guardiamo la seconda categoria del portafoglio medio degli italiani, la categoria degli obbligazionari”.

I cari vecchi buoni del tesoro, certo molto affidabili ma ormai poco redditizi con i tassi a zero. Chi ne farà minor uso potrebbero essere proprio i millenials, i nati tra l’80 e il 2000 che sembrano più propensi al rischio dei loro genitori.

“… poi ai millenials piace la tecnologia, piace soprattutto il modo in cui viene fatto uso della tecnologia per gestire i portafogli, quindi si sentono vicino a questa categoria e investono in questi strumenti. E’ anche vero che i millenials hanno anche una componente importante di liquidità sono oltre del 60%, quindi in realtà sono anche una categoria che si indebita, sono anche una categoria che ha perso il possesso delle cose, verso più il sharing, quindi non vanno a comprare ma spesso vanno a condividere da macchine a borse… è una categoria particolare che però a livello di risparmio gestito, rischia con strumenti alternativi e una componete di liquidità molto importante nel portafoglio”.

La vera emergenza per le nuove generazioni è sicuramente la pensione.

“L’età giusta per iniziare ad investire per la pensione è 29 anni, quindi direi proprio nel mezzo dei millenials. Chiedendo loro se hanno iniziato ad investire per la pensione, pochissimi hanno risposto in modo affermativo. Quindi per cominciare dovrebbero iniziare ad investire con un’ottica di lungo periodo, visto che comunque hanno una componente importante di liquidità. Dovrebbero cominciare ad investire nel lungo periodo in asset class più rischiose, nell’azionario che tipicamente nel lungo periodo è l’asset class che genera più ritorni”.

FONTE: Adnkronos

venerdì 15 luglio 2016

BlackRock Global investor Pulse: Viganò Brexit la vera sfida sono i tassi zero

Parla Andrea Viganò, alla guida delle attività italiane dell’Istituto finanziario.
La scomparsa dei rendimenti è il nodo cruciale. Gli italiani sono più consapevoli, ma in pochi hanno una strategia. Ecco lo stato d’animo di 31 mia investitori, 2mila italiani

Oggi sembra difficile, ma di Brexit ci dimenticheremo abbastanza in fretta. «Molto più importante, se si vogliono far valutazioni di lunga gittata, è l’effetto sulle nostre vite dei tassi di interesse a zero»: Andrea Viganò, che guida le attività di BlackRock in Italia, ne è sicuro. E per il gigante mondiale del risparmio gestito (quasi 5 mila miliardi di asset) pensare in lungo e provare a fare i conti in tasca al futuro è il cuore del mestiere, visto che due terzi dei clienti della casa ha obiettivi pensionistici.

Il cambiamento

«Qualche anno fa si potevano investire i risparmi al 7% senza rischiare più di tanto. Oggi sappiamo che vivremo più a lungo e che, in compenso, impiegare il denaro a rischio basso rende meno dell’1%», prosegue Viganò. Questi numeri ci dicono che per raggiungere gli stessi risultati bisogna o rischiare di più o risparmiare molto di più. Una bella sfida che cambia parecchio le carte in tavola della previdenza pubblica e privata e che interpella tutti. Anche se sono i ragazzi quelli a cui toccherà il conto più difficile con la sparizione (quasi) generalizzata dei rendimenti. «Un paradigma che vale in tutto il mondo — spiega Viganò — BlackRock da tempo studia e compara esigenze e atteggiamenti finanziari delle famiglie in diversi Paesi». E l’Italia com’è? «Il nostro Paese da sempre è ai primi posti nella gara del risparmio: il nostro stock di risorse accantonate per il futuro è da record nonostante la crisi». Ultimamente, continua Viganò, anche la consapevolezza sul gap tra ultimo reddito e pensione pubblica è aumentata molto. A questa maggior coscienza, però, spesso non corrisponde una strategia pratica di pianificazione utile per vincere la guerra dei tassi bassi, che potrebbe durare ancora a lungo. Ma senza soldi — e questo vale per i più giovani e anche per chi ha dovuto fare dei conti con la crisi — è difficile mettere in piedi delle strategie diverse dall’arrivo a fine mese.

I dati

In ogni modo si va avanti. E la quarta edizione del Global investor Pulse, presentata da BlackRock la settimana scorsa a Milano, fotografa lo stato d’animo e le idee di 31 mila investitori nel mondo. Di questi circa 2 mila sono italiani, con età comprese tra i 25 e i 74 anni. Come si sentono? Hanno più fiducia sui mercati — anche se in questo momento la Brexit li ha messi sul chi va là —, un alto tasso di liquidità e una propensione ad investire in obbligazioni sempre superiore alla media europea. Più in generale il campione mostra un leggero incremento della fiducia sul futuro delle borse: si dichiara infatti più ottimista il 42% del campione contro il 40% di un anno fa. La principale incognita resta quella legata, appunto, alle pensioni, con l’Italia che rimane fanalino di coda in Europa in merito alla costruzione di un progetto di reddito integrativo: meno della metà dei nostri connazionali (47%) ha iniziato infatti a risparmiare in modo mirato per colmare il divario che la rendita pubblica sempre meno ricca lascerà rispetto all’ultima busta paga, contro una media europea del 59%, con punte del 69% in Germania.

Difficoltà e problemi

Ma il problema è ben chiaro a molti: solo il 23% è convinto di poter contare su una pensione «classica» sufficiente a fare fronte ai bisogni futuri. Chi si sente sicuro nel prendere decisioni di risparmio (39%) è meno numeroso di un anno fa (48%), ma le abitudini consolidate sono difficili da abbandonare: la liquidità occupa quasi la metà del portafoglio (49%), anche se molti sanno che sarebbe meglio averne non più del 30%. E ancora: sul fronte obbligazionario gli italiani hanno capito che i governativi non garantiscono più un rendimento, ma il peso dei bond resta il più alto d’Europa (13%). BlackRock però segnala attitudini diverse tra i giovani nati dopo gli anni Ottanta, attratti dagli investimenti alternativi, in particolare in tecnologia. Il fatto che per avere di più occorre rischiare di più, insomma, non è un traguardo raggiunto (perché appunto, esistono delle oggettive difficoltà economiche con cui molti devono fare i conti) ma una serie di informazioni che entrano pian piano nel bagaglio delle famiglie. In particolare la ricerca ha individuato un gruppo di super investitori (8%). «Super» è l’acronimo delle competenze che li rendono più informati e quindi meno spaventati. Sono quelli che diversificano le tipologie di investimento, pianificano, programmano, si affidano a consulenti e cercano attivamente di inseguire un rendimento nell’era dei tassi zero.

FONTE: Corriere Della Sera