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giovedì 1 febbraio 2018

Onorare la dignità umana è l’antidoto contro ogni futuro olocausto.



Venerdì 26 gennaio, la Chiesa di Scientology di Roma ha salutato l’arrivo della Giornata della Memoria, che si celebra il 27 gennaio di ogni anno, con un convegno organizzato dalla locale rappresentanza del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani.

Si è trattato di una serata dedicata a ricordare che il rispetto della dignità umana e della vita è il fattore fondamentale per evitare ogni presente e futuro “Olocausto”. “Psichiatria: il pregiudizio diagnostico non è scienza. E’ controllo sociale”, è stato il titolo dell’incontro tenuto presso la sede di via della Maglianella, a Roma.

Durante il benvenuto ai partecipanti si è sottolineato che il Credo della Chiesa, redatto nel 1954 dal fondatore di Scientology, L. Ron Hubbard, e adottato in quello stesso anno da tutte le Chiese di Scientology, inizia proprio riconoscendo “che tutti gli uomini di qualunque razza, colore o credo sono stati creati con gli stessi diritti”.

E’ stata quindi presentata l’iniziativa educativa del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, che ha realizzato una serie di materiali per innalzare la consapevolezza del pubblico sugli abusi nel campo della salute mentale raccogliendo nel corso degli anni centinaia di denunce e tutelato i diritti di moltissimi cittadini.  Tra le molte campagne condotte, ricordiamo quella sul consenso informato in relazione all'elettroshock, la serie d'ispezioni a sorpresa, effettuate nei residui manicomiali italiani nei primi anni '90 (che portarono alla loro chiusura), attività d'informazione e sensibilizzazione sui temi dell'uso di psicofarmaci sui minori, sugli anziani e sul trattamento sanitario obbligatorio.

In chiusura è stato proiettato il docu-film sul dott. Giorgio Antonucci, “Se mi ascolti e mi credi”. Giorgio Antonucci  stato un medico e psicanalista di grande spessore umano che con semplicità, dimostrando una mentalità scevra di pregiudizi e un coraggio fuori dal comune, ha dedicato la sua vita a liberare le persone dalla psichiatria, intesa come “cultura”, o meglio “psicocrazia”, come la definì il prof. Thomas Szasz, emerito psichiatra dell’Università di Syracuse, co-fondatore nel 1969, con la Chiesa di Scientology, del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani. Il dott. Antonucci ha fornito con il suo operato e il suo impegno la prova oggettiva che le persone possono esser liberate dalla morsa del pregiudizio psichiatrico e che l’etica del dialogo è efficace nel comprendere il vissuto delle persone per reintegrarle nella società, mentre la contenzione e la violenza causa solo altro disagio e problemi.

Tra i relatori Rossana Pilloni, volontaria cattolica, laureata in tossicologia, che ha tracciato le origini dell’eugenetica e come questa ideologia discriminatoria sia stata poi adottata dalla psichiatria e dai nazisti, evidenziando in conclusione quelle che sono le “eugenetiche moderne”, che marginalizzano i deboli e chi è senza voce. Maria Rosaria D’Oronzo, psicologa e allieva del prof. Giorgio Antonucci, ha ben evidenziato come la psichiatria sia una “cultura” e non una scienza, che nasce dopo la Rivoluzione Francese, con Pinel, e come nella sua pratica sia soltanto una repressione del libero pensiero, delle emozioni e dell’espressione soggettiva, che se scostante rispetto al “pensiero giusto” è etichettata come malattia. Ha inoltre evidenziato come alla base del pensiero psichiatrico ci sia un uso del lessico sbagliato, “da penna rossa”, perché le emozioni e il pensiero non sono organi e quindi è improprio parlare di “malattia mentale”, come di “igiene mentale”.
Infine Laura Mileto, sceneggiatrice del docu-film sul dott. Antonucci, dopo aver portato i saluti del regista del film, Alberto Cavallini, ha parlato della profonda umanità del dott. Antonucci, che lei ha conosciuto personalmente, e di come nacque l’idea di realizzare il docu-film per far conoscere un uomo che come ogni individuo sinceramente dedito alla sua missione non ha avuto il tempo di farsi conoscere, ma che deve invece esser raccontato perché la sua esperienza e il suo insegnamento vengano colti e trasmessi alle generazioni future.

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