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venerdì 16 marzo 2018

"Donne in silenzio?": la parola a Ilaria Fioravanti sullo spettacolo di domani sera al Teatro Corte dei Miracoli.




Domani alle ore 20:45 presso il teatro "La Corte dei Miracoli" sito in Piazzale delle Associazioni 19, a Melegnano (MI), andrà in scena "Donne in silenzio?". Tra le voci narranti l'attrice Ilaria Fioravanti che abbiamo intervistato appena qualche ora fa per conoscere qualche piccola anticipazione sulle tematiche dello spettacolo teatrale.

Di che tratta lo spettacolo dove interverrai domani come voce narrante? Lo spettacolo racconta l'esperienza di violenza di otto donne attraverso 8 monologhi. Entreremo nelle loro vite e cercheremo di dare voce alla loro sofferenza.

C'è un passo delle letture che ti è rimasto maggiormente impresso e, se sì, che emozioni ti ha suscitato?Sono molto grata dei due monologhi che mi sono stati affidati. Posso anticiparvi una frase che mi è rimasta particolarmente impressa: "...è stato in quel momento che ho cominciato a contare..." perché è proprio pronunciando tali parole che sento nascere, ogni volta, la consapevolezza e la forza del mio personaggio.

Secondo te qual’è il messaggio finale e più importante che si vuole trasmettere attraverso questa rappresentazione? Il messaggio che lo spettacolo vuole trasmettere è la forza della parola. La nostra voce tenterà di far conoscere la storia di donne vittime di violenza, nella speranza che sempre più donne prendano coraggio e comincino a parlare...Senza rimanere in silenzio!
Mi preme, da ultimo, anche condividere le parole della regista Margherita Remotti (coadiuvata alla regia da Adriana Milani):"Il messaggio più importante che vogliamo trasmettere con questi diversi monologhi, con queste donne diverse è che non importa cosa ti sia successo prima, non ha importanza se la tua vita prima si è fermata perché hai preso una direzione che non ti portava dove desideravi: l'importante è che puoi sempre cambiare la tua vita. Basta avere la forza di deciderlo. E poi un'altra cosa fondamentale: le donne non sono un genere, smettiamo di considerarle tali."

Di Roberta Nardi.

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